Chi sono

Blogger: lisa2007
Nome: Lisa
Sono la mamma di due bambini (Public Enemy, quattro anni, e Godzilla, un anno e mezzo) che cerca sempre di far quadrare le cose (gli orari, le necessita', le risorse, le energie...) ma che spesso cade vittima del Caos Primordiale e si dimentica le chiavi fuori dalla porta, il portafoglio nella macchina aperta, la carta di credito nei negozi. Da qui il titolo del mio Blog, L'Unico Punto Saldo, dove le idee e i pensieri vengono immortalati, nero su bianco, prima che passino per lasciare spazio alla lista della spesa. Ah, e poi esiste mio marito, il Capofamiglia, che sulla carta risiede con noi ma di fatto lavora e vive a Caput Mundi.

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venerdì, 18 luglio 2008

RIPORTIAMOLO IN BRASILE

"Public, non ci siamo proprio. Non puoi continuare a far piangere tuo fratello in questo modo. Guarda come è disperato. Lui non capisce perchè ti comporti così. Lui capisce se gli vuoi bene o no. Dimostragli invece che gli vuoi bene: leggigli dei libri, raccontagli delle storie, fallo ridere, insegnagli a parlare, cantagli delle canzoncine..."

"Ma io non gli voglio bene".

"No? Non gli vuoi bene?"

"No. Riportiamolo in Brasile."

"In Brasile? Ma... Amore, lui non viene dal Brasile. Lui è nato qui, con noi... lo hanno fatto mamma e papà."

"Beh, e noi lo portiamo là lo stesso. Lo lasciamo andare nella foresta, insieme ai suoi amici pappagalli. Starà meglio. Ci andiamo tutti".

"Ma Public..."

"Evviva! Si va in Brasile!"

postato da: lisa2007 alle ore 15:01 | link | commenti (13)
categorie: io e i miei figli
giovedì, 17 luglio 2008

LA VITA NON E' UN PAIO DI PIEDI BEN CURATI

L'altro giorno ho sfogliato una rivista.

Grande Evento.

Erano secoli che non sfogliavo una rivista di quelle belle spensierate in cui trovi titoli come 'Il tuo corpo perfetto in quattro mosse', oppure 'Tre capi base, due paia di scarpe e sei chic tutta l'estate'. Roba che se solo venissero qui a guardare me e i miei ventotto tentativi di capi base che non si abbinerebbero tra loro nemmeno se fossero assi a scala quaranta, si renderebbero conto di aver scritto delle stronzate immani.

Non le leggo mai perchè queste riviste sono in ultimissima posizione tra le mie priorità e non avendo molto tempo a disposizione preferisco leggere altro. Ma l'ho comunque sfogliata direi con l'avidità di un beduino che vede un'oasi dopo quattro giorni di deserto. Mi sono letta e rimirata tutti i consigli e le foto delle rubriche di moda e bellezza, più per la curiosità e la voglia di frivolezze in quel momento che per la reale speranza di poter cambiare da bianco a nero il mio aspetto di mamma 'CheTantoDopoIlPartoIlCorpoCambia' di cui nessuno in quelle riviste ingannevoli ti parla mai, ma di cui ogni suocera e vicina di casa non fa altro che convincerti a doverti rassegnare.

Sul più bello sono giunta all'immagine di Charlize Theron e il suo nuovo paio di sandali. Wow. E non wow per i sandali da giraffa, che evidentemente non deve chiudere passeggini imprecando in pubblico nè camminare sul pavè delle zone pedonali italiane in cui il tacco ti si infila nelle scanalature e ti dura quindi tre ore in tutto, no. Wow per via dei suoi piedi. Piedi curatissimi, perfetti, quasi finti. Piedi che potresti anche non indossare le ciabatte in piscina se tutti li avessero così curati. Voglio dire, ti fideresti ciecamente e non avresti paura di contrarre funghi e verruche.

Guardo i miei piedi: cotti dai quasi due mesi di sabbia, dal sole, dal poco tempo. Solchi che neanche la Faglia di Sant'Andrea, a contornare la piante dei miei piedi. Smalto ormai opaco e scheggiato.

E così il mio istinto di rivalsa - o chiamalo anche invidia tipicamente femminile - mi ha subito riportata all'ordine: abbandona la rivista, sgattaiola silenziosamente in casa senza farti vedere da nessuno intanto che son tutti distratti e corri in bagno a farti una pedicure come si deve. Di quelle che almeno anche se sulla sabbia cammini come un'otaria ti puoi guardare i piedi mentre dribbli gli ombrelloni e non sentirti ulteriormente in imbarazzo.

Ma.

Ma è bastato preparare il necessario e infilare i piedi nell'acqua saponata calda per ricordare che non è cosa. Certo. Illusa. Non avevo tenuto conto della capacità extrasensoriale dei miei figli (e non solo loro) di avere improvvisamente bisogno di me - un bisogno impellente - proprio quando sto facendo un gesto appartenente alla sfera dell'egoismo. O dell'autoconservazione, più semplicemente.

Infatti, appena messi i piedi a mollo, ecco arrivare da dietro la porta il richiamo. Roba che incute un'angoscia incredibile, in dati momenti. Presente quando nel film 'Scream' squillava il telefono? ecco, una sensazione simile.

"Maaammmaaaaa! "Stomp. (Rumore del cuore in gola).

"Cosa c'è".

"Guarda che Godzilla sta mangiando la crema antizanzareee!"

Non è possibile. "Tesoro, ma la nonna dov'è? Non eravate con la nonna voi?"

"Non lo so! La nonna è andata in cantina! Noi siamo venuti dentro perchè a me scappa la cacca ma il bagno è chiuso e lui mi ha seguito ma adesso sta mangiando questa cosa e io gli ho detto che non deve ma lui lo fa lo stessoooo! Apri, mamma! Apriapriapriiii!" BongBongBong! Pugni sulla porta di legno che avanti di questo passo casca giù. Son porte di altri tempi, porco cane.

Mi alzo. Espiro. Apro la porta del bagno. Piedi bagnati e scivolosi. Mi aggrappo alla tenda della doccia. E io che mi ero anche chiusa dentro con tre mandate. Trovo Godzilla con la crema antizanazare in mano, Public che saltella qua e là in preda al panico.

"Ragazzi, uscite in giardino. Mi sto sistemando i piedi".

"I piediii? Perchè mamma? Ti sei fatta male? Fammi vedere".

E così entrano tutti in bagno in processione, mettono mano al mio cestino degli smalti, ai miei accessori per la pedicure. Dopo trenta secondi c'è acqua da tutte le parti, e io sto già urlando.

"Maaammaaa!!!! I bambini non erano con teee?"

"Ah, Lisa, eccoti qui". Mia mamma sbuca dall'anticamera con la sua solita flemma. Entra anche lei nel mio bagno. "Volevo chiederti, e i tappetini del mio bagno? adesso che partiamo, te li lascio o me li porto via?"

Maledette riviste patinate.

Dite a Charlize Theron che la vita non è un paio di piedi ben curati, perlamiseria.

(Questo Post è dedicato a TheItalianMom, che mi ha ispirato con questo suo Post)

postato da: lisa2007 alle ore 23:54 | link | commenti (14)
categorie: vacanze, io e le mie vicende, io e i miei figli
martedì, 15 luglio 2008

QUATTRO ANNI

Domani Public Enemy compie quattro anni.

Quattro anni da quando la mia vita si è trasformata da spiaggia caraibica in sabbie mobili in cui faccio fatica a stare a galla.

Quattro anni però da quando tutto ha acquistato un senso diverso, quattro anni da quando mi sento protagonista di un disegno più preciso.

Quattro anni da quel lungo travaglio durante il quale il Capofamiglia si è letto almeno sei volte lo stesso Tex, sulla poltroncina a dondolo accanto a me che non sapevo come respirare.

Quattro anni da quel giorno, so che sta male dirlo, ma il giorno forse più brutto della mia vita. Per come sono stata trattata dal personale di quell'ospedale, per come mi sono sentita sola, per come mi sono sentita violata. Quattro anni da quando è nata mia figlia eppure l'ho vista solo quarantotto ore dopo il parto perchè l'ospedale Mangiagalli non aveva una sedia a rotelle per portarmi nel reparto di patologia neonatale dopo il cesareo. Quattro anni da quando, dimettendola dal reparto di patologia senza avvertirmi, mi hanno perso la figlia e per mezz'ora è stato il panico perchè nessuno sapeva dove fosse. 

Quattro anni da quando avevo giurato che non avrei mai partorito un altro figlio, e invece poi ecco che ho cambiato idea perchè il senso di onnipotenza che ti dà la nascita di un figlio poi diventa una droga che ti fa superare ogni difficoltà.

Quattro anni da quando ho un distaccamento del mio corpo che mi mette sempre i bastoni fra le ruote.

Quattro anni da quando ho scoperto cosa sia l'Amore quello puro, vero, privo di gelosia, privo di interesse, privo di dubbi e luoghi comuni da sfatare.

Quattro anni da quando gesti semplici mi spaccano il cuore, gesti nuovi mi insegnano la vita, emozioni inesplorate mi mettono in discussione.

Quattro anni da quando quei riccioli biondi mi accompagnano nella mia crescita, e io nella loro, e mi dispiace pensare che un giorno non avranno più bisogno di me, perchè io forse avrò ancora bisogno di loro.

Quattro anni soltanto, e durerà per tutta la vita.

P.s.:

Domanda: "Public, cosa vorresti per il tuo compleanno? C'è una cosa che proprio ti piacerebbe avere più delle altre?"

Risposta: "Sì, c'è una cosa".

"E cosa, Tesoro?"

"Un cavallo. Un cavallo vero. Ma senza sella. Dev'essere libero".

Public Enemy

 

 

 

 

 

...

postato da: lisa2007 alle ore 16:00 | link | commenti (58)
categorie: pensiero, io e i miei figli
lunedì, 14 luglio 2008

LUNGA ESTATE FOLLE

Certo che visti dall'esterno potremmo sembrare davvero una famiglia di matti. Spero proprio che nessuno ci stia osservando, tipo i vicini di casa, che fortunatamente però stanno a un bel po' di metri dalla nostra casa e quindi proprio tutti i nostri movimenti e i nostri discorsi non li possono cogliere. Siamo abbastanza isolati, fortunatamente. E le siepi del giardino sono abbastanza alte.

Parlo così perchè siamo alla settima settimana di mare, (quindi abbiamo fatto il giro di boa perchè ne mancano ancora sei, dopodichè non si sa ancora se torneremo a Milano dove Public Enemy inizierà il secondo anno di scuola materna, o se ci avventureremo in quel della Capitale per andare a convivere con il Capofamiglia, marito della sottoscritta nonchè padre dei miei figli, - dimmi tu se è mai possibile che una debba trovarsi a dover decidere se andare a convivere col proprio marito - ma questa è un'altra storia), e dalla nostra casa ormai provengono segnali preoccupanti di lassismo generalizzato.

Passiamoli in rassegna uno per uno, i personaggi, per dare un'idea.

Il Capofamiglia, che viene in visita qui per il finesettimana, lava la sua moto almeno sei volte al giorno. Agli orari più critici (e lui li sa benissimo, e li teme come le piaghe) lui sparisce. Bagnetti, pasti dei bambini, cambio dei pannolini... eccolo sempre lì, sul retro della casa, con quel maledetto quadrato di gommapiuma in mano che frega la sua nuova moto blu. Pulisce la moto, e nel frattempo ha dimenticato dove ha lasciato la sua auto. Non sa se è a Caput Mundi o a Milano. Dopo varie congetture decide che deve averla lasciata all'aeroporto di Linate, chissà dove.  Chissà quando andrà a riprenderla. Se la lasciasse in divieto di sosta, la multa gli costerebbe sicuramente meno del parcheggio. Il Capofamiglia che si fa spiegare da mia mamma come si fa a fare l'orlo ai pantaloni perchè non ha tempo di portarli dalla sarta e quindi si metterà lì questa sera nella sua bella cameretta di Roma a fare taglio e cucito. Il Capofamiglia a cui ieri sera è salito un pony sul piede con tutto il suo peso, e io muoio dal ridere se ci penso ancora.

Public Enemy, che questa notte è caduta dal letto con un tonfo olimpionico, dal canto suo si lava le mani con uno spicchio di noce di cocco.

"Tesoro, ma cosa fai?"

"Mi lavo".

"Ma... non ci si lava con la noce di cocco".

"Mamma, tu non sai che le persone povere, che non hanno i soldi per comprarsi il sapone, si lavano con il cocco". E se lo passa sul collo, sul viso, fra le mani. Il tutto stando in piedi a una sedia, a tavola.

Public Enemy che trascina un tronco di palma da casa alla spiaggia alla mattina appena sveglia. Public Enemy che ultimamente chiede consigli perchè non sa come dimostrare al fratello che gli vuole bene. Public Enemy, che trascorre i pomeriggi scalza e in mutande in giardino, trafficando con piante, secchi, scope, giochi, acqua.

Godzilla invece urla suoni onomatopeici tutto il giorno. Fa da vedetta e avverte tutti di ciò che intravvede dal terrazzo con una mimica facciale impareggiabile.

"Prrrruuuuà!" (moto, auto, autobus)

"Tottottottò!" (trenino, elicottero)

"Ay ay ay ay!" (cavalli)

"Swish!" (girandola)

"Vrrrrr" (aereo)

"Shaaaash" (mare)

Si rifiuta di parlare la nostra lingua, e cammina solo quando lo vuole lui, cioè solo per il venti percento dei suoi movimenti. Godzilla che passa i pomeriggi schiacciando formiche coi piedi. Godzilla che ama entrare negli armadi per giocare a 'casetta'.

Mia mamma passa le giornate a far parole crociate (e chi mi legge da tempo ha già avuto modo di entrare in contatto con questa sua prerogativa, con questo post), a far marmellate di albicocche con indosso un cappello di paglia, e cantando a squarciagola vecchie canzoni di questo calibro ai miei figli, giusto per trasmettere loro quell'eredità milanese che guai se venisse dissolta nel tempo. E' stata vista uscire dal cancello di casa e fermare la prima persona che incontrasse per chiedergli se conoscesse il nome della via in cui si trovava. E' stata vista tuffarsi nei cavalloni in mare nei giorni scorsi insieme a un esercito di ragazzini di tredici anni, rovinandosi la piega ma ridendo come una matta.

Mio papà va tutti i giorni a far la spesa in bicicletta e torna ora con una cassetta di albicocche, ora con un secchio appeso al manubrio. Non va in negozi dove ci sia il numerino 'toccamè' perchè capita sempre che gli portino via il turno e non vuole fare discussione. Mio papà oggi è entrato in casa passando per la finestra della sala come un ladro con l'aiuto di una scala presa in cantina, perchè aveva dimenticato le chiavi e pensava che non ci fosse nessuno ad aprirgli. Io non sentivo perchè stavo passando l'aspirapolvere.

Io, di mio, cerco di immortalare tutto quanto e mi godo la mia folle estate con la mia folle famiglia, chè son proprio questi i classici 'bei momenti' che passano in un attimo.

postato da: lisa2007 alle ore 01:21 | link | commenti (21)
categorie:
sabato, 12 luglio 2008

IL MARE, GRANDE ISPIRATORE

Mi piace pensare che ognuno di noi sia come il mare.

La superficie che si vede da fuori è il nostro aspetto (c'è chi è blu, chi azzurro, chi verde, chi grigio, chi trasparente), e il nostro porci verso gli altri (c'è chi è increspato, chi liscio, chi burrascoso, chi docile e calmo).

Certi giorni siamo mari rassicuranti e rilassanti, certi altri suscitiamo diffidenza e timore in quelli che si avvicinano alle nostre onde.

Quello che si vede al di sopra della superficie è quello che noi vogliamo far percepire agli altri di noi stessi. Certi giorni siamo mari pieni di barche, di bagnanti, mari soleggiati e caldi. Certi giorni siamo mari solitari, deserti, freddi e cupi. In certe occasioni attraverso le onde tiriamo fuori un po' di noi stessi, smuovendo un piccolo strato sottostante del nostro mondo. In certe altre ci proponiamo con calma piatta e nessun indizio di cosa ci sia dentro di noi.

Ma sotto quella superficie, quell'involucro, quel punto d'incontro fra il dentro e il fuori, c'è molto di più.

Sotto ci siamo noi.

C'è il mondo che solo noi conosciamo, ci sono le immagini che solo noi abbiamo fotografato in quel modo e con quell'intensità, ci sono pensieri che nella maggior parte dei casi non condividiamo con nessuno, ci sono sensazioni talvolta ancora indiscusse, o magari accantonate per comodità.

Sotto c'è la vita con cui ci scontriamo da sempre: le nostre paure, i nostri sogni, i nostri drammi, le nostre ansie, i nostri valori, i nostri ricordi. E' tutto lì sotto, un mondo marino sempre in movimento. E ogni tanto portiamo a galla qualcosa con un'onda, ogni tanto riesumiamo un ricordo, un'emozione e li condividiamo al di fuori della nostra superficie, talvolta con timore, talvolta con ironia, talvolta con assoluta serenità.

Ma lì sotto, sotto in profondità, c'è anche la vita sconosciuta, che sono i nostri abissi, dove giacciono cose rimosse, dimenticate, temute.

Gli abissi sono perlopiù inesplorati.

Qualche volta ci capita di addentrarci negli abissi ma non sappiamo bene come muoverci, perchè laggiù è buio, freddo e siamo soli.

Ci sono pericoli, ci sono correnti che ti trascinano ora da una parte, ora dall'altra.

Ci sono animali mai visti dal fascino incomparabile.

Ci sono i relitti là sotto, ma ci sono anche i tesori. Quando ti addentri in un relitto, potresti anche perderti. Quando trovi un forziere nascosto, potresti scoprire cose insperate.  

Di sicuro c'è molto di più sotto la superficie che sopra, nel mare. 

 

 

postato da: lisa2007 alle ore 15:48 | link | commenti (20)
categorie: pensiero, io e le mie metafore
giovedì, 10 luglio 2008

PICCOLE DONNE CRESCONO (e si fa anche della filosofia)

"Mamma, perchè mi sanguina ancora l'unghia del piede?"

"Secondo me è perchè hai l'unghia troppo corta".

"Ma me l'ha tagliata papà".

"Non preoccuparti Tesoro: quando arriva, domani sera, gli diciamo che deve lasciartele più lunghe la prossima volta. D'accordo?".

Public Enemy si osserva l'alluce dolente. Tace per un lungo istante. Quando lo fa, quelle rare volte, significa che è in fase creativa. Poi sospirando tira le fila del proprio pensiero:

"I papà non sanno. Le mamme sanno. Se le mamme fossero papà, e i papà fossero mamme, le mamme non saprebbero"."

p.s. (Io e il Capofamiglia abbiamo dato due interpretazioni diametralmente opposte a questa frase, eppure io pensavo fosse inequivocabile).

postato da: lisa2007 alle ore 22:27 | link | commenti (24)
categorie: io e i miei figli

LA DIETA DELLA MAMMA NON-LAVORATRICE

Una mamma che sta a casa e si occupa dei propri figli a tempo pieno segue in genere una dieta piuttosto particolare. Una mamma che non lavora e non frequenta adulti durante i pasti, mangia cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.

Una mamma che non è costretta a cucinare per il marito non cucina nemmeno per sè, perchè chi glielo fa fare?

E così ecco a voi la succulenta dieta per una giornata-tipo di una mamma come me:

colazione:

  • caffelatte (ci mancherebbe che non bevesse almeno del caffè, non riuscirebbe nemmeno a infilarsi le scarpe nel piede giusto per uscir di casa);
  • croste di pane a cassetta con marmellata rosicchiate e buttate sulla tovaglia, a mo' di osso di pollo - chissà perchè poi, ché le croste son la parte più buona;
  •  pezzi di cheerios appiccicosi e umidi, infilati in bocca dal figlio di un anno e mezzo che gioca a 'zoo' (l'unica parola che sa dire oltre a mamma, papà, nonna e nonno) (e dove la mamma è ovviamente un animale; forse la scimmia, forse il lama);

pranzo:

  • tre  o quattro cucchiaiate di maccheroni prosciutto e ricotta, ormai freddi e cementati come la malta dei muratori;
  • cubetti di carota piluccati dal piatto della figlia di quattro anni, perchè i cubi imperfetti lei non li mangia (essendo la carota a base circolare va da sè che di scarti se ne creino parecchi);
  • bocconi di carne in cui sia stata percepita la pur minima presenza di grasso (se in età giovanile la mamma era stata schizzinosa in fatto di carne, ecco che ora le va bene anche quello, pur di assumere qualche proteina nel corso della settimana - ah, come si abbassano le nostre pretese nel corso degli anni!);
  • forchettate di spinaci lessati come piovesse - roba da farci una torta pasqualina di recupero;
  • pezzi di frutta (pesca, albicocca, banana, kiwi) abilmente e amorevolmente sbucciata e tagliata a dadoni, che a quel punto ovviamente diventa talmente viscida e scivolosa che a mangiarla così con le mani (perchè la mamma che sta a casa in genere non apparecchia nemmeno per sè e quindi o usa le forchette dei Power Rangers sporche di pesto, oppure usa le mani e buonanotte) ci si sente davvero come un'attrazione dello zoo.

merenda:

  • quattro o cinque cucchiaiate di yogurt al naturale con miele (questo in verità accade prima che i figli compiano l'anno, perchè poi in genere arriva il momento in cui loro per primi si rifiutano di mangiare cotanta schifezza), oppure cinque fette della fantastica torta di mele che la mamma-non-lavoratrice si è arrabattata per preparare in nome di quel tanto rincorso ideale di alimentazione sana per i propri figli, ma siccome alla fine la sua torta di mele non se la caga nessuno, lei si rifugia consolandosi nella genuinità del suo prodotto e chissenefrega della merenda - in fondo se non mangiano yogurt o torta fatta in casa cosa vuoi che mangino;

cena:

  • croste di pizza ammucchiate a bordo piatto;
  • acciughe erroneamente poste sulla pizza da asporto della figlia, che aveva chiesto una 'prosciutto e carciofini', e invece eccoti decine di acciughe. In realtà la mamma-non-lavoratrice non ama mangiarsi acciughe così a fondo perso ma lo fa ugualmente, per spirito di compagnia. Ne mangerà comunque solo tre o quattro, dopodichè andrà avanti a bere acqua ghiacciata per tutta la notte maledicendo quel pizzaiolo.
  • cubetti di formaggio tagliati e allineati a due a due apposta per il figlio minore, che in genere ADORA il formaggio di qualsivoglia genere, ma proprio questa sera di formaggio non ne ha voluto sapere;
  • Patatine fritte - le sono concesse però solo quelle bruciacchiate. Se le ha preparate lei al forno, quelle surgelate, la vedrete addirittura raschiare dalla teglia del forno i pezzi di patatine che si sono attaccati.

Non conosce la vergogna in quei momenti, la mamma che si occupa dei suoi figli a tempo pieno.

E la sera, quando i suoi figli dormono, si siede sul terrazzo e si concede il suo aperitivo del dopolavoro:

-pina colada;

-pina colada;

-pina colada.

Con ghiaccio, tanto ghiaccio.

 

postato da: lisa2007 alle ore 00:41 | link | commenti (22)
categorie: ricetta, io e le mie vicende
martedì, 08 luglio 2008

I FIGLI DEGLI ALTRI

C'è una cosa di cui le mamme non parlano mai.

Non ne parlano mai perchè hanno paura di sembrare delle snaturate, di sembrare delle persone senza cuore.

E allora rompo io il ghiaccio, ecco.

Si tratta del fatto che quando hai dei figli ti trovi, prima o poi, volente o no, a dover trattare con i figli degli altri. Figli degli altri intesi non come figli della tua migliore amica o di tua sorella, che hai visto nascere e a cui sicuramente vuoi bene. Si tratta dei figli degli altri, quelli che incontri nel corso della vita dei tuoi bambini. Gli amichetti del parcogiochi, i compagnetti di asilo e scuola materna, i vicini di casa, i bambini della spiaggia. Figli di sconosciuti.

Ecco, quando una ha un figlio deve mettersi nell'ottica che prima o poi dovrà soffiare nasi di bambini che verranno a casa sua a giocare, dovrà preparare merende e gestire critiche e lamentele su di esse con bambini praticamente sconosciuti senza poterli redarguire, dovrà consolare bambine la cui mamma è momentaneamente andata al bar e ha chiesto loro di darle un'occhiata per favore, dovrà convivere coi metodi educativi di altre persone, pur se diametralmente opposti ai propri.

Tutto questo lo trovo odioso.

Tutto questo è ulteriore impegno psicologico nel corso di una già dura vita di routine.

Ma la cosa ancora più insopportabile è quando trovi il bullo o la coppia di bulli - i cui genitori non si intravvedono nel raggio-soglia di cento metri - al parcogiochi della spiaggia che minaccia i tuoi figli, visibilmente più piccoli. Come ci si deve comportare? Come si fa a dribblare la prepotenza quando ti trovi di fronte a un bambino-lupo allevato probabilmente da un branco di cani che mangiano con le mani, e con cui ovviamente non puoi ragionare?

Ecco l'accaduto:

Godzilla gioca alla casetta della spiaggia. Apre e chiude le finestre. Un bambino di tre anni si palesa dal nulla e spinge Godzilla per terra, dicendogli che non può giocare lì. Godzilla mi guarda e inizia a piangere disperatamente. Mi alzo dalla mia postazione-baywatch e corro in suo aiuto.

"Per favore bambino, non spingere Godzilla per terra, lui è piccolo".

"No! Lui qui non gioca! Deve andare via!"

"Per favore, bambino, lascialo giocare nella casetta, non vedi come è piccolo? potete giocare insieme. So che sei bravo".

"No! Lui va via! Qui ci gioco solo io! Lui via!" E gli tira una bella manciata di sabbia.

"Per favore bambino (di merda), non essere prepotente, fai giocare anche Godzilla. Non è tua questa casetta".

"No!"

In quel momento decido che odio quel bambino. Del suo capobranco nemmeno l'ombra.

Arriva Public Enemy, che stranamente prende le difese del fratello.

Il bambino le tira della sabbia in faccia.

"Public, tesoro, se un bimbo ti tira la sabbia in faccia, tu ti difendi, ok? Se lui ti tira la sabbia tu gliela ritiri, se lui ti spinge, tu lo spingi. Ci si deve difendere, soprattutto noi ragazze".

A quel punto interviene il fratello del bambino-lupo, il cane maggiore: "Se lei lo spinge, io la spacco".

In quel momento tu da madre quale sei, senti una vampata di calore salirti in volto, e non sai cosa fare. A questo punto i tuoi cuccioli sono minacciati, e tu stai perdendo terreno nel difenderli.

A questo punto non guardi in faccia nessuno e sussurri al cane maggiore minaccioso, digrignado i denti come Zanna Bianca: "Benissimo. Poi vengo io, e spacco te".

Poi ti allontani vittoriosa, chiedendoti cosa avrebbero fatto le altre mamme, quelle umane.

postato da: lisa2007 alle ore 18:43 | link | commenti (32)
categorie: io e le mie vicende, io e i miei figli
lunedì, 07 luglio 2008

ZZZZZZZZZZZZZ

Ieri sera ho fatto fatica a prender sonno.

E dire che ho anche smesso di bere caffè a pranzo. Ma il problema è un altro. E' che sto davvero iniziando a impazzire, forse devo farmi vedere. Da uno bravo, però.

Il fatto è che inizialmente questa insonnia era causata dal presunto ronzìo di una zanzara intorno a me. Presente quando c'è quel rumore di fondo che ti assilla e non decide mai ad andarsene?

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

Ogni volta che chiudevo gli occhi sentivo questo fastidioso sibilo nelle orecchie, poi agitavo il braccio ma niente. Quindi mi mettevo a sedere, scuotendo la testa come l'Ispettore Rex quando esce dal guado, pensando di avere la zanzara nei capelli, e tutto finiva. Tendevo l'orecchio, restavo lì trenta secondi in silenzio nel buio della stanza ma non sentivo più nulla. Bene, pensavo fra me e me, me ne son liberata, e mi rimettevo a dormire.

Ma poi eccolo di nuovo, appena mi assopivo ecco nuovamente quel brusìo all'attacco.

Dopo setto o otto sequenze di questo genere mi sono decisa e ho acceso la luce, cosa che io non faccio mai, nemmeno se devo andare al bagno. Accendere la luce di notte è blasfemo, accendere la luce di notte è da pazzi. Ma ieri si è reso necessario. D'altronde a volte si torna sui propri passi, eccome se si torna. Soprattutto in casi di emergenza. Non si dorme finchè non l'ammazzi, Lisa. Adesso ribalti la stanza fino a che non hai spiaccicato quella zanzara di merda sul muro.

E allora via, alla ricerca del piccolo insetto-vampiro in ogni angolo della stanza. Via i cuscini, via le lenzuola, controlla gli angoli del soffitto, controlla nel lampadario con la torcia elettrica, chè qui ci sono i soffitti alti tre metri e io manco con la scala dei pompieri ci arriverei a toccare il lampadario.

All'improvviso mi viene un lampo di genio. Sta a vedere che si è mimetizzata nei ghirigori delle tende. Eh eh, ma chi crede di fregare, son mica scema io. Mi alzo. Sento quel ronzìo, lo sento ancora. Ma questa volta lo sento più forte, lo sento distintamente. Quel fastidioso brusìo zanzaresco si fa via via più nitido man mano che mi avvicino alla finestra. Prende forma, acquista significato.

E d'un tratto la realtà dei fatti mi si palesa con tutta la sua assurdità fra i buchi della tapparella.

Il ronzìo che sentivo non è una zanzara. Si tratta in verità della musica dal vivo di un locale poco distante. Un locale all'aperto che fa musica fino all'una. Forse un Karaoke.

Si tratta, per dirla tutta, di 'I Love to Love' di Tina Charles.

postato da: lisa2007 alle ore 15:14 | link | commenti (19)
categorie: vacanze, io e le mie vicende
domenica, 06 luglio 2008

RITROVARSI

Il cinque luglio di cinque anni fa io e il Capofamiglia ci sposavamo.

Cinque anni fa io e il Capofamiglia decidevamo di dare inizio a questa famiglia, pur non avendo idea di che cosa ci aspettasse.

E così questa sera ci siamo regalati una fuga in moto a Castiglione della Pescaia, dove abbiamo salutato il sole che scendeva lento e accecante come una palla infuocata nel mare. 

Ci siamo tolti i caschi e ci siamo diretti verso l'antica fortezza. Vicoli stretti e vecchi migliaia di anni, impregnati di storie di persone mai conosciute e ormai dimenticate. Eppure ho provato a immaginarmeli gli abitanti di quelle mura, vecchi e indaffarati, determinati eppure ormai scomparsi, che in quelle mura riponevano le loro speranze e i loro sogni.  E per un attimo è stato tutto così reale che ho respirato un'atmosfera magica intorno a me.

Con calma ci siamo seduti a cenare in un posto che sembrava tratto da un'antica fiaba popolare: panni stesi fuori dalle finestre, profumi di cucina genuini e pungenti, mura di pietra che nascondono secoli di storia e di ricordi, musica dal vivo e persone spensierate che sorridono dietro gli angoli delle strade. Aria di festa, aria di estate dappertutto. Calici di vino fresco e inebriante. Sembrava il set di un film, il film delle emozioni perfette.

Ci siamo ritrovati a parlare di tutto, io e il Capofamiglia. Ci siamo ricordati com'era quando tutto è iniziato. Ci siamo ritrovati a fare progetti ulteriori, progetti vicini e lontani.

Ci siamo ritrovati a parlare di noi, ci siamo parlati dei nostri presenti vissuti ben poco l'uno con l'altro. Vissuti velocemente, per rincorrere tutto. Ci siamo parlati del nostro passato, aprendo quelle piccole finestre poco importanti che ancora non avevamo aperto insieme, e che nonostante la loro marginalità sono una cosa in più che da oggi abbiamo in comune.

E quante emozioni parlando del passato, di chi non c'è più, di chi vorremmo riavere con noi. E quante emozioni parlando del futuro, di cose che vorremmo fare fra due, tre, cinque, dieci anni. E che vertigine pensare a quanto sia breve la vita, e a quanto intensa dovremmo renderla per non render vani i nostri sentimenti, che sono quanto di più prezioso esista.

Ci siamo ritrovati e basta, questa sera io e il Capofamiglia.

postato da: lisa2007 alle ore 01:19 | link | commenti (27)
categorie: io e il capofamiglia

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